Once it was the colour of saying / My hero bares his nerves di Dylan Thomas – Traduzione

Dylan Thomas nasce nel 1914 a Swansea, nel Galles. Talento precoce, comincia a scrivere poesie da giovanissimo e lavora a Londra come sceneggiatore. Soggiorna a più riprese negli Stati Uniti, dove viene invitato a leggere i suoi componimenti. Per molti l’archetipo del poeta maledetto per via della sua dipendenza dall’alcool, viene ricoverato nel 1953 a New York per coma etilico, ma muore pochi giorni dopo di polmonite.

Traduzione di Maurizio Brancaleoni.

 

ONCE IT WAS THE COLOUR OF SAYING

Once it was the colour of saying
Soaked my table the uglier side of a hill
With a capsized field where a school sat still
And a black and white patch of girls grew playing;
The gentle seaslides of saying I must undo
That all the charmingly drowned arise to cockcrow and kill.
When I whistled with mitching boys through a reservoir park
Where at night we stoned the cold and cuckoo
Lovers in the dirt of their leafy beds,
The shade of their trees was a word of many shades
And a lamp of lightning for the poor in the dark;
Now my saying shall by my undoing,
And every stone I wind off like a reel.

 

UNA VOLTA FU IL COLORE DEL DIRE

 

Una volta fu il colore del dire
che inzuppò il mio tavolo il fianco più brutto di una collina
con un campo ribaltato dove una scuola si ergeva immobile
e un appezzamento bianco e nero di ragazze cresceva giocando;
le miti frane marine del dire devo disfare
affinché gli annegati con fascino risorgano per gallocantare e uccidere.
Quando fischiettavo con i ragazzi che bigiavano in un parco oasi
dove di notte lapidavamo gli amanti
freddi e cuculi nello sporco dei loro letti di foglie,
l’ombra dei loro alberi era una parola con tante sfumature
e una lampada di fulmine per i poveri al buio;
ora il mio dire sarà il mio disfare,
e ogni pietra la srotolerò come una bobina.

 

MY HERO BARES HIS NERVES

My hero bares his nerves along my wrist
That rules from wrist to shoulder,
Unpacks the head that, like a sleepy ghost,
Leans on my mortal ruler,
The proud spine spurning turn and twist.

And these poor nerves so wired to the skull
Ache on the lovelorn paper
I hug to love with my unruly scrawl
That utters all love hunger
And tells the page the empty ill.

My hero bares my side and sees his heart
Tread, like a naked Venus,
The beach of flesh, and wind her bloodred plait;
Stripping my loin of promise,
He promises a secret heat.

He holds the wire from this box of nerves
Praising the mortal error
Of birth and death, the two sad knaves of thieves,
And the hunger’s emperor;
He pulls the chain, the cistern moves.

 

IL MIO EROE SNUDA I NERVI

Il mio eroe snuda i nervi su quel mio polso
che governa da polso a spalla,
spacchetta la testa che, come uno spettro assonnato,
si appoggia sul mio mortale governante,
la fiera spina dorsale sdegnante curve e torsioni.

E questi poveri nervi così connessi al cranio
dolgono sulla carta priva d’amore
che abbraccio per amare con i miei scarabocchi
disordinati che manifestano tutta la fame d’amore
e raccontano alla pagina il vuoto male.

Il mio eroe snuda il mio fianco e vede il suo cuore
solcare, come una Venere nuda,
la spiaggia della carne, e annodare la treccia rossosangue;
spogliando i miei lombi di promessa,
promette una segreta calura.

Lui tiene il cavo di questa scatola di nervi
lodando l’errore mortale
di nascita e morte, quei due tristi furfanti di ladri,
e l’imperatore della fame;
lui tira la catena, e la cisterna si muove.

Scrittore e traduttore, finora ho pubblicato racconti e poesie in svariate raccolte e riviste, il mio blog è http://leisurespotblog.blogspot.it

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