Mescolo tutto di Yasmin Incretolli – Recensione

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Recensione di Mescolo Tutto (Yasmin Incretolli, Tunuè 2016)


Yasmin Incretolli è un’autrice giovanissima (classe 1994) e con il suo romanzo d’esordio, Mescolo tutto, ha ottenuto una menzione speciale al Premio Italo Calvino. Si tratta dell’ottavo titolo uscito per la collana di romanzi targata Tunué, casa editrice tra le più citate del momento grazie alla qualità e all’originalità delle sue pubblicazioni (una su tutte: Dalle rovine di Luciano Funetta, che è stato in lizza per il Premio Strega ).

Mescolo tutto: le origini

Il titolo con cui il romanzo era stato presentato al Calvino, Ultrantropo(rno)morfismo, è stato successivamente sostituito da una citazione dell’artista Gina Pane: Io mescolo tutto è infatti il nome di una famosa performance in cui la donna incideva il proprio corpo con un rasoio.

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Maria, la protagonista dell’opera, è un’adolescente che si sente prigioniera di un mondo soffocante, prevedibile e squallido. Solo il dolore fisico sembra restituirle una forma di controllo sulla propria vita, perché nel momento in cui incide la propria pelle con una lama affilata il malessere del corpo sovrasta e placa quello della mente.  L’unico che riesce a penetrare nell’isolamento di Maria è Chus, compagno di classe con svariate forme di parafilia. Entrambi preda di pulsioni non accettate dalla società, incompresi ed isolati, i due adolescenti trovano nella propria storia d’amore un riparo dalla solitudine che si trasforma però in una nuova ossessione.

Lo stile di Yasmin Incretolli

Strizzacervelli signora sotuttoio m’interroga su sensazioni provate negli imputati momenti. Sollazzata dall’ampollosità monopodalica militare ho curvato lo sparo, proferendo risposte in completo rigurgito nonsense. Le ho confidato del girone fuori controllo intrapreso, d’un Satana padroneggiante lo Spirito. […] m’ha sollecitato chiedendo se concepissi l’errore commesso.

Ho reso voce deliberatamente flautata sotto contrazione laringea: «Può darsi una simile caccia alla beatitudine tramite autoinflizioni possa trovare fraintendimento presso territori dogmatici di sua competenza. Eppure, si fidi: seppur dall’esterno possa apparire delirante, nel permesso alla cute d’aprirsi, sono in estasi.»

«Ma come parli?»

«Come cazzo mi pare?»

Yasmin Incretolli gioca con uno stile estremamente personale, che “mescola tutto”, ricercando un forte contrasto dato dagli accostamenti fra toni alti e toni bassi, affiancando al turpiloquio, allo slang, al dialetto, vocaboli desueti e letterari, termini specialistici, neologismi. In Mescolo tutto, la frase si caratterizza per l’ampio uso di attributi, apposizioni e participi, con una netta prevalenza della subordinazione implicita su quella esplicita: ne risulta una scrittura fortemente espressiva, nervosa, che raggiunge a volte momenti di grande efficacia ma che in altre ricade in uno stile eccessivamente compiaciuto, quasi stucchevole.

Maria protagonista e voce narrante

Maria non è semplicemente la protagonista della storia, ma, nella finzione letteraria, è l’autrice del romanzo che racconta del suo primo amore adolescenziale. Dunque questo linguaggio è il ‘suo’ linguaggio, il suo peculiare modo di esprimersi. Così lei si racconta ai lettori, attraverso la scrittura, e così lei parla ai personaggi del libro, generando nei propri interlocutori divertimento, sconcerto o fastidio, attraverso dialoghi in cui si alternano il linguaggio iperletterario di Maria e quello banale e quotidiano delle persone che la circondano.

Il mondo di Mescolo tutto

Le parole di Maria plasmano un mondo a propria immagine e somiglianza, un mondo di contrasti e forti chiaroscuri. Poiché è lei stessa a raccontarci le proprie vicende, noi le vediamo attraverso i suoi occhi, come attraverso un vetro deformante, dal momento che la ragazza proietta le sue stesse ossessioni su tutto ciò che vede – come in questa descrizione della luna:

satellite nel cielo s’aggrappa grasso, colmo, prosperoso, pancione super gravido. Stelle, rispettosa prole illegittima a succhiare nutrimento, in fascino assopito l’attorniano a protezione d’arrivo eventuale d’un solare, scorbutico patrigno.

In tutti coloro che incontra Maria vede sesso, violenza, paura: dai passeggeri di un treno ai passanti per strada. Ciò talvolta avviene a discapito dell’approfondimento dei personaggi che risultano spesso piatti e poco approfonditi, quasi macchiettistici (come la madre egoista, che culmina una lunga lista di malefatte con la suprema nefandezza di vendere i libri di Maria –per ottenerne poi chissà quale lauto guadagno- e che quando la figlia scappa di casa per settimane accetta la cosa con filosofica rassegnazione, se non con totale disinteresse.

Il romanzo alterna due ambientazioni dai toni a contrasto: il quartiere povero e grigio di Maria, teatro dell’amore con Chus; e la zona ‘bene’ dove la protagonista conosce dei ragazzi ricchi e viziati che la introducono nel loro gruppo. In realtà la differenza è solo apparente perché da una parte come dall’altra a dominare è lo stesso vuoto, la stessa vertigine colmata con forme diverse di stordimento e di eccesso (e poca conta che da un lato ci siano borchie e catene, dall’altro pellicce, abiti firmati e tofu).

Mescolo tutto e la violenza sul corpo

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Yasmin Incretolli tocca con questo romanzo un “nervo scoperto” della nostra società: il rapporto esasperato con il corpo, alla cui origine c’è un malessere interiore nebuloso, dalle cause imprecise anche per chi lo prova, eppure così soffocante da dover essere sfogato fisicamente, imponendo e imponendosi sofferenza (in questo romanzo sono prese ad esempio le parifilie e l’autolesionismo, ma ci sono anche altre forme, come quelle legate ai disturbi alimentari).

Mescolo tutto non si propone però come obiettivo di affondare le mani in questo malessere, di cercarne le cause, di proporre un’analisi, e prende invece un’altra via: i personaggi talvolta eccessivamente stereotipati (i modi viscidi del patrigno; l’edonismo esasperato di Margherita e dei suoi amici), alcune scene barocche ed estremizzate (come la climax di eccesso della grande festa, che culmina con un improvviso incendio) fanno piuttosto virare la narrazione verso i toni di una ‘favola nera’ con ambientazione metropolitana.

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