“Vita e morte di Emile Ajar” di Romain Gary – Recensione Libro

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Recensione di Vita e Morte di Emile Ajar (Romain Gary – Neri Pozza, 2016) a cura di Francesco Secondo.

«Mi sono davvero divertito. Arrivederci e grazie.»

Romain Gary, scrittore, regista, diplomatico, aviatore di origine lituana naturalizzato francese, termina così, nel marzo 1979 il suo libello Vie et mort d’Emile Ajar.

Il 2 dicembre dell’anno successivo si spara un colpo di pistola nel suo appartamento parigino: due giorni prima aveva inviato il manoscritto del libro all’editore Gallimard, con all’interno le istruzioni per la pubblicazione, d’intesa con il figlio Diego Gary.

Il 17 luglio del 1981 il libro è dato alle stampe e getta scompiglio negli ambienti letterari della capitale francese. Emile Ajar, autore del celebrato Le vie devant soi vincitore del Premio Gouncort nel 1975, altri non è che lo stesso Romain Gary, orchestratore dunque, fino alla fine, di una delle più clamorose beffe letterarie che la storia recente ricordi.

Ma bisogna procedere con ordine. Vita e morte di Emile Ajar , ora ripubblicato da Neri Pozza con testo francese a fronte, rappresenta l’ultimo lascito letterario di Gary/Ajar, la cui vita è stata già di per sé un romanzo, punto questo fondamentale per capire anche la sua parabola letteraria.

Chi era “davvero” Romain Gary?

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Romain Gary

Nato a Vilnius in Lituania nel 1913, Romain Gary sosteneva di essere figlio naturale di Ivan Mosjoukine, star russa del cinema muto; trasferitosi in Francia, vi studiò giurisprudenza e partecipò alla Resistenza come aviatore nella “Francia Libera” di De Gaulle. Nel dopoguerra fu anche diplomatico per conto del governo francese. Il suo romanzo d’esordio, Educazione Europea (pubblicato anche con il titolo Formiche a Stalingrado), del 1945, è ambientato proprio nella Resistenza, non francese ma polacca: il libro è subito un successo, vince il Prix des Critiques, Sartre lo definisce il miglior romanzo sulla Resistenza.

 

Ero stanco di essere soltanto me stesso. Stanco dell’immagine di Romain Gary che mi avevano appiccicato addosso una volta per tutte, da trent’anni, dopo la celebrità improvvisa piombata su un giovane aviatore con Educazione Europea, quando Sartre aveva scritto su Les Temps modernes : “Tra qualche anno potremo dire se Educazione Europea è il miglior romanzo sulla Resistenza…” Trent’anni! Mi avevano creato una faccia. […] Leggevo sulla quarta di copertina dei miei libri: “molteplici esistenze vissute fino in fondo…aviatore, diplomatico, scrittore…” Niente, zero, canne al vento, e il gusto dell’assoluto sulle labbra. Perchè per quanto le mie varie vite ufficiali, quelle per così dire repertoriate, fossero in realtà raddoppiate, triplicate da molte altre, più segrete, il vecchio avventuriero che è in me non ha mai trovato piena soddisfazione in nessuna di esse. La verità è che sono stato sempre profondamente affetto da quella che è la più antica tentazione dell’uomo: quella della molteplicità. Una tale fame di vita, in tutte le sue forme e in tutte le sue possibiltà, che ogni gusto assaporato non faceva che accrescerla senza fine.[…] Sono sempre stato altro da me stesso. In un tale contesto psicologico, la nascita, la breve vita e la morte di Emile Ajar sono forse più facili da spiegare di quanto abbia immaginato io stesso in un primo tempo.

Il mistero di Emile Ajar

È questo lo snodo cruciale che porterà alla creazione dello pseudonimo Emile Ajar, identificato dalla critica come Pavel Pavolwitch, lontano cugino di Gary, il quale, in accordo con lo stesso, si presterà al gioco.Gary pubblica come Ajar quattro romanzi tra il 1974 e il 1979, tra cui La vita davanti a sè, insignito del Premio Goncourt nel 1975.

Nonostante siano riconoscibili e visibili punti di contatto con opere precedenti di Gary, i critici e gli addetti ai lavori cadono nel trabocchetto e non lo prendono in considerazione come possibile vero autore, anzi c’è chi ormai lo considera bollito, passato di moda, già catalogato.

Si sfocia nell’assurdo quando un’amica di Gary nota il manoscritto con il titolo in bella vista sulla scrivania della sua casa di Maiorca, ma nessuno critico le presta ascolto. E ancora quando lo stesso Gary risponde in modo vanitoso ed evasivo a chi gli chiede se lui e Ajar siano la stessa persona. Ma l’enigma Ajar rimane insoluto, anche se la realtà sembrerebbe essere sotto gli occhi di tutti.  Il resto, come si suol dire, è storia. Dopo Ajar vengono poi addirittura fuori altri due pseudonimi, il giallista Shatan Bogat e il sedicente italiano Fosco Sinibaldi (è sufficiente sostituire “Gary” a “Sini” per ottenere Gary-Baldi).

Diversi mondi, diverse identità

Nell’ottima postfazione Riccardo Fodriga (anche traduttore), scrive : «Ajar non è uno pseudonimo di Gary. Caso mai è il contrario, e lo stesso vale per tutti i vani tentativi di metamorfosi letteraria tentati da Gary. Perché è nel continuo gioco di rimandi che si può cogliere un barlume, per quanto fioco, di stabilità. Non si tratta né di testi che si rinviano l’un l’altro né, come in Balzac, di personaggi che ritornano all’interno dei romanzi della Commedia Umana. La strategia pseudo che Gary inventa per saltare la realtà va oltre, e giunge sino alla piena consapevolezza delle possibilità di lettura dei diversi mondi possibili costituiti da un intreccio di differenze tra le opere.[…] Gary si serve delle tradizioni letterarie e, come un palinsesto medievale, le scrive e le riscrive di continuo con parole di lingue diverse – comprese quelle parole inventate ma che esistono perché permettono di afferrarne il senso.»

E che nessuno se ne sia accorto fino allo svelamento finale, sincero e privo di rancori, rappresenta per Romain il fine ultimo di svelare la banalità della vita reale, nel tempo del mesto addio alla civiltà di massa, il tutto incastonato in questo piccolo libello, una di quelle cose rare che i francesi chiamerebbero cabochon.

 

 

 

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