La voce di Cassandra di Giuseppe Nibali – Recensione

la voce di cassandra giuseppe nibali

La voce di Cassandra è prima che un libro un’esperienza. La mirabile fattura degli oggetti che sono i libri della casa livornese Origini Edizioni introduce il lettore ad un corpo di pagine dense, costellate di sorprese, a un’esperienza tattile, ancor prima che visiva e mentale.

giuseppe nibali la voce di cassandra

L’operetta è composta da una parte poetica e una fotografica sullo stesso tema che funge da sottotitolo esplicativo: studi sul corpo di una vergine. La vergine ha, per l’appunto, nome Cassandra, il cui riferimento, spiegato dall’autore stesso nei Chiarimenti posti in calce al libro, non vuole essere mitologico (anche se, tirate le somme, lo è e non ce ne stupiamo), ma il nome di una donna qualunque, simbolo dell’oggetto di amore e di poesia insieme.

Giuseppe Nibali e Kierkegaard

Su questa dialettica tra il poeta e la donna, vergine e Cassandra (che più che un nome, diventa una qualità desublimata, una veggenza  sul piano terreno), si innesta un altro tema parallelo che tende a dare uno sfondo narrativo e continuativo, modellato sui protagonisti del Diario del seduttore di Kierkegaard, in cui due amanti C e G (Cordelia e Giovanni) consumano un amore epistolare che ricalca la realtà della vita del filosofo, rimasto sentimentalmente attaccato a Regine Olsen, anche dopo la loro separazione e il secondo sposalizio di lei. Dunque una triplice stratigrafia: poeta/Cassandra che è Cordelia/Giovanni che è Kierkegaard/Olsen, in un gioco di identificazioni che ha però lo stesso risultato, la separazione del binomio.

Negli 11 componimenti di 11 versi ciascuno, con una predilezione per la chiusa epigrammatica composta da uno a tre versi, il dialogo di Nibali va però ben oltre il filosofo danese; nelle poesie si sviluppano (come negli studi fotografici di Massimo Dell’Innocenti nella seconda parte del libro) illuminazioni episodiche che, incastrate di volta in volta in un dettaglio o in una parola, aprono un velo (e tornerebbe in mente Schopenhauer) sulla realtà complessa dei sentimenti, in un’attesa d’amore segmentata negli appuntamenti al buio di una stanza, da dove si sentono gli echi del mondo esterno che filtrano terribili («ero solo con lo Stige, Cassandra, sentivo la guerra, caduta sulla mano»), ma che resta di pinteresca memoria, un perimetro oscuro e chiuso, un témenos, recinto sacro, in cui la felicità di un risultato, di provare e riprovare ancor prima che il gesto sessuale, la messa in gioco degli intrichi personali e dei dolori che ne derivano, potrebbe accadere, ma non si realizza.

Studi sul corpo di una vergine

La poesia fa poi emergere altri tipi di tensioni; primariamente il sapere/non sapere della vergine, che è donna e bambina e la conseguente trama tra innocenza («la maglia la piego/mi dici bambina e la sfili/alzando le braccia al soffitto») ed esperienza, incarnata nello sguardo del poeta che rimane osservatore comprensivo, («Che ne sai di cosa nidifica sopra/le nostre maledizioni»), rimando corposo a William Blake (la cui poetica delle “visioni” non mi sembra peraltro estranea al poeta in questo caso).

giuseppe nibali la voce di cassandra

Un’educazione sentimentale, dunque, nel senso specifico del latino e-ducere, condurre fuori, maieuticamente, un’esperienza biologica e mentale insieme che permetta una crescita e una consequenziale definizione di sé, è quanto si snoda nel percorso poetico di Nibali, velato da un eros sottile, un vedere a metà le parti del corpo, nella penombra, rapprese, divise, coperte. Come le foto successive mostrano, c’è una sensualità dell’immaginazione come essenza poetica, che si scontra contro la realtà monastica delle ritrosie di lei, che, non svincolandosi dalle proprie catene, non varca neppure il proprio limite:

siedi e dici che te ne vergogni
ché siamo cattolici per tono di voce.

Da Greco di Sicilia, infine, Nibali si rapporta anche col modello antico che, a tratti, s’insinua prepotente nel testo, causando un cortocircuito con la figura della vergine; la sua capacità mantica diventa orizzontale, ripiegata solo su se stessa:

si aprirà una soluzione, dici, e levi
i pantaloni, ma è l’averti nuda, qui
mentre pensi cosa sia la tentazione
di essere vergine per l’ultima volta.
Solo questa, Cassandra, la tua preveggenza.

Ecco allora che notiamo come grande assente sia proprio la voce, che di questa Cassandra, poco indovina, resta balbettio imbarazzato, incapacità di comunicazione, da cui deriva l’impossibilità di proseguire che è l’epilogo:

è impossibile, per me, per questa carne,
enfiarsi in un ultimo amore

dice il poeta, cristallizzando ciò che è stato nella propria memoria e tornando ad essere il G di Kierkegaard che si domanda in epigrafe: «è forse il mio amore opera della memoria?»

 

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