La ragazza del treno di Paula Hawkins – Recensione

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la ragazza del treno paula hawkinsIl romanzo di Paula Hawkins è uno dei casi letterari dell’anno: dopo tre soli giorni in libreria è già al primo posto delle classifica di vendita in America, dopo due settimane raggiunge il primo posto in Gran Bretagna e il successo aumenta al punto che “non si è mai visto un romanzo d’esordio vendere così tanto in poco tempo” (cito la descrizione dell’editore Piemme). La Dreamworks sta già pensando al film.

 

La trama è accattivante: una donna prende tutti i giorni lo stesso treno e (come probabilmente fanno molti di noi) si diverte a fantasticare sulle vite delle persone che le capita di osservare dal finestrino, al punto da attribuire loro nomi di fantasia e da avere l’impressione di conoscerle veramente. Finché un giorno Rachel non nota qualcosa che non avrebbe dovuto vedere, un “errore” che solo ad un occhio come il suo, allenato alla banale routine delle vite dei “suoi personaggi” può cogliere. Da qui si innesca un thriller che si promette pieno di suspence e colpi di scena. Insomma, la lettura perfetta per questa estate caldissima. A convincermi definitivamente è un entusiastico articolo uscito su Repubblica (lo trovate qui) dove si afferma che il suo nome “entrerà negli annali della letteratura contemporanea accanto a quelli della ristretta cerchia di autori che con un libro hanno istantaneamente conquistato il mondo. Un’altra J. K. Rowling?”

 

Hawkins e Hitchcock

la ragazza del treno paula hawkinsVeniamo agli aspetti (pochi) che mi sono piaciuti in questo libro: bella l’idea alla base della trama che, seppure non nuova (alzi la mano a chi non ha pensato a La finestra sul cortile) stuzzica sempre -e la Hawkins aggiunge un ulteriore elemento: non solo lo spazio è sempre il medesimo (il punto di osservazione del finestrino sulle finestre degli altri) ma anche il tempo (l’orario preciso in cui il treno passa davanti a quella precisa finestra). E, proprio come nella Finestra sul cortile, la mania del voyerismo finisce in realtà per rivelare le nostre paure più nascoste: così come James Stewart nelle finestre degli altri vede soprattutto relazioni destinate al fallimento o fallite in partenza (come crede che lo sia la sua con Lisa), così la fissazione di Rachel per una particolare abitazione e i suoi inquilini nasconde un motivo più profondo: guarda quella casa per non vedere l’altra, proprio a fianco, dove ha vissuto con il marito e dove lui tuttora vive, con la sua nuova donna.

 

Interessante è anche la scelta della protagonista: Rachel non è un personaggio fatto per piacere, non è bella, la sua vita è un fallimento, fa colazione la mattina con gin tonic in lattina. Non è neppure particolarmente arguta e decisamente non ha un talento naturale come detective, ma potremmo definirla una ficcanaso per vocazione. È molto più semplice chiedere a un lettore/spettatore di provare simpatia per la perfetta grazia dell’adorabile Lisa Freemont interpretata da Grace Kelly che non per questa Rachel incorreggibile e patetica, (ma, probabilmente, molto più vera)  e proprio per questo ho trovato la scelta dell’autrice coraggiosa e interessante.

I punti deboli   

Queste buone intuizioni nell’ideazione della trama non sono però sufficienti a salvare il romanzo. Il gioco del cambio dei punti di vista (alcune parti sono narrate da Megan, la vittima, e da Anna, la rivale di Rachel) non decolla mai davvero e, dietro la voce degli altri due personaggi, continuiamo a sentire quella di Rachel: queste tre donne insicure e piene di nevrosi finiscono per assomigliarsi e per esprimersi allo stesso modo perché la Hawkins non varia mai davvero lo stile e i toni con cui le descrive e con cui dà loro voce. Il cambio di punto di vista dovrebbe fornire al lettore un’altra ottica, mostrargli i personaggi da una prospettiva diversa, a volte addirittura ribaltata, mentre qui ciò non avviene per nulla (ad esempio: Rachel crede che Anna sia una fredda sfasciafamiglie senza un briciolo di senso di colpa… ma quando sentiamo la “versione di Anna” scopriamo che effettivamente lo è, e se ne vanta pure!) Anche i personaggi maschili risultano deludenti: l’ex marito di Rachel, il marito di Megan, il seducente psicologo, sono tutti belli, muscolosi e abbronzati ma con il vizio di riempire di lividi le donne che amano (?). Di fronte ad una schiera di personaggi così monotoni conta davvero che il “supercattivo” sia uno, piuttosto che l’altro?

la ragazza del treno paula hawkinsInoltre l’intreccio è, a parer mio, debole: i vuoti di memoria di Rachel (dovuti ai suoi problemi di alcoolismo) sono troppi e avvengono troppo spesso in momenti fondamentali (e possibile che non ci sia mai, mai nessuno che le possa raccontare come sono andate veramente le cose?) per poi ritornarle alla mente nel momento più comodo perché tutto si risolva.

Una nuova promessa?

Senza stare a scomodare i maestri del genere (come Chandler, per dirne uno), la Hawkins non può competere nemmeno con la Rowling (mi viene in mente questo paragone perché proposto dal giornalista di Repubblica) che di recente si è cimentata proprio nel romanzo giallo, un genere insolito per lei. Il suo Il richiamo del cuculo (Salani, 2013), uscito sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith, non ottenne alcun successo finché, rivelata l’identità della penna che si nascondeva sotto il falso nome, non divenne un caso letterario, come era prevedibile. Senza essere un capolavoro, la prova della Rowling è molto più elegante, più frizzante e ben costruita di quella della Hawkins: se cercate un giallo per l’estate vi consiglio senza dubbio il primo, piuttosto che il secondo.      

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