“La passione secondo Matteo” di Paolo Zardi – Recensione libro

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Recensione di La passione secondo Matteo (Paolo Zardi Neo, 2017) a cura di Francesca Torre.

«Cosa dovrei fare, dirgli di no?» glielo chiese con una faccia rassegnata, quella di uno che ha perso in partenza.

È con questo spirito che Matteo accoglie la richiesta del padre durante la telefonata che apre il romanzo. Telefonata a cui il lettore assiste dall’esterno, senza alcuno spiraglio sui contenuti, sull’identità dell’interlocutore e sui pensieri del protagonista (“Sentì una specie di rantolo, uno spiffero di fantasma che tentava di comunicare con il mondo dei vivi […] d’improvviso, in filigrana, riconobbe quella voce”), fino a quando le domande della moglie Maura non offrono qualche indizio.

Nonostante da tempo abbia rinunciato a ogni epiteto familiare e si rivolga al padre chiamandolo semplicemente “Giovanni”, Matteo, da fervente cattolico, non può venir meno al quarto comandamento, “Onora il padre e la madre”. Neppure se quel padre non l’ha cresciuto e si è astenuto da ogni responsabilità, come è stato per la sorellastra Giulia, anche lei contattata da Giovanni.

Così i due fratellastri riuniscono le proprie strade, che si erano separate alla fine di un’estate di molti anni prima e incrociate in maniera soltanto episodica prima di quella chiamata. Partiranno per l’Ucraina, in quello che sarà un inevitabile viaggio nel passato, oltre che nello spazio, lungo un cammino carico di presagi:

questa volta avvertì uno strappo doloroso, come se un istinto primitivo avesse intravisto tracce di un futuro incerto: come se la porta dell’Eden si stesse chiudendo alle sue spalle. Chissà se mentre venivano cacciati a calci in culo dal paradiso terrestre, Adamo ed Eva si erano resi conto che non avrebbero più fatto ritorno. Sapevano che l’innocenza si può perdere una volta soltanto? O serviva perderla, l’innocenza, per capirlo?

È una consapevolezza che affiora dalla coscienza di Matteo, prima di conoscere le motivazioni dell’invito del padre e di ritrovarlo affetto da una malattia degenerativa del sistema nervoso. Per il protagonista questo viaggio significa fin da subito affrontare emozioni e ricordi indelebili, per quanto soffocati e mortificati. Questi frammenti di vita si materializzano nella narrazione attraverso continui flashback, che rivestono di una luce sempre nuova gli stessi avvenimenti, contribuendo alla costruzione a tutto tondo dei personaggi.

I due fratelli protagonisti del romanzo

Giulia è l’esatta antitesi di Matteo: lui “ingegnere, responsabile d’area, figlio devoto, marito esemplare, padre giusto e severo, fervido credente”, portato “a ragionare in termini di giustizia, morale, senso del dovere”; lei spontanea, generosa, con velleità di scrittrice, “dalla sensualità selvatica di quando era ragazza”.

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Paolo Zardi

Così diversi da correre il rischio di risultare due facili stereotipi, prima di scoprire come l’autore sia riuscito, pagina dopo pagina, ad approfondirne i caratteri, mettendo a fuoco le motivazioni dietro i comportamenti, il “disegno” dietro le decisioni.

Le ambientazioni di La passione secondo Matteo

La narrazione è capace di fotografare con altrettanta disinvoltura i luoghi che fanno da sfondo alla vicenda grazie a uno stile semplice, radente la realtà, che sa essere all’occorrenza anche ricercato e poetico. Si passa dalla terra arsa di Sicilia, che “emanava un afrore melmoso, come di vita che si stava putrefacendo, mescolato a qualcosa di caldo e incredibilmente vitale”, alla sua “nemesi” (la chiusa e bigotta provincia veneta), fino al degrado post-sovietico dell’Ucraina di oggi. Giovanni ha scelto l’Ucraina per “vedere come si era evoluto quel fallimento”, quello che portò al crollo dell’URSS: Zardi traccia l’interessante profilo di un intellettuale e giornalista di sinistra disilluso, un testimone del suo tempo che affianca al bilancio della sua vita privata uno sguardo e una profonda riflessione sulla storia e sulla società.

La vita secondo Matteo

Matteo sembra essere rimasto il bambino abbandonato due volte: dal padre, ma anche da una madre che con due eventi eclatanti – la nascita di un figlio illegittimo, il suicidio- ha sporcato la sua immagine di cattolica osservante. Il protagonista vive però nel ricordo idealizzato della madre, nella convinzione che “il dolore sarebbe stato riscattato dalla morte”, nella “cieca e  infantile fiducia negli insegnamenti che aveva ricevuto, con la consapevolezza […] che la vita, e tutto quello che ci stava intorno, era qualcosa di molto più complicato e misterioso”.

Qualcosa a cui Matteo, spaventato dal libero arbitrio, cerca di “resistere” aggrappandosi a certezze inamovibili, rischiando così di confondere l’amore con la “responsabilità”, il rispetto, i buoni e stimabili sentimenti, ricevendo in cambio un matrimonio infelice, una vita monotona, due figli gemelli indifesi. Per questi ultimi, Zardi sceglie nomi non casuali, Luca e Marco, che con Matteo e Giovanni collocano il romanzo su un preciso piano interpretativo, anticipato dal titolo in cui dimensione umana e cristiana si intersecano: l’omonimo oratorio di Bach rappresenta il leitmotiv del romanzo, capace di sancire un profondo legame emotivo fra i personaggi.

Di fronte alla richiesta finale del padre, Matteo deve mettere in discussione le sue più o meno radicate convinzioni e le fondamenta della sua“struttura” e prendere in considerazione il libero arbitrio. La scoperta dell’indissolubilità fra amore e dolore gli permette di ricongiungersi con il suo lato umano e di guardare alla fede come possibile scelta consapevole e autentica che nasce al cospetto, prima di tutto, del “sacrificio di un uomo abbandonato dal padre che sceglie di salvare gli altri perdendo tutto”; così consapevole da poter essere superata “per un senso di giustizia superiore”.

È dunque a partire dalla complessità dei rapporti e dalle risposte filosofiche e religiose al grande mistero della vita che Paolo Zardi affronta uno dei temi più dibattuti dalla società, in una prospettiva che restringe man mano il campo sull’esperienza umana e sulla sofferenza che comporta una vita realmente vissuta. I dogmi e gli insegnamenti evangelici vengono riletti in una chiave nuova, sensibile agli interrogativi sul senso di esistere e morire, ma senza la pretesa di una soluzione definitiva:  è questo ciò che distingue lo sguardo di Zardi da quello di chi oggi si accosta ai complessi quesiti attorno alla scopo e alla dignità dell’esistenza.

 

 

 

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