Gozzo Unterlachen poeta maledetto di Rainer Maria Malafantucci – Recensione

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In una Milano trasfigurata, dominata da un Pantheon contemporaneo dove tra le numerose divinità possiamo trovare “Il Grande Expo”, “Tangenziana” e “Gli dei del Traffico”, vive Gozzo Unterlachen. Perseguitato dai venditori di angurie in ottobre, tartassato di multe pur non avendo nemmeno la patente, ricercato dalla polizia senza saperne il motivo, Gozzo si rende presto conto di essere maledetto; il vero problema, però, è che non sa quale sia la sua maledizione. Da qui hanno inizio le sue avventure: una sorta di poema epico ribaltato, dove Gozzo è tutt’altro che un eroe, le divinità sono ridicole, i luoghi sono l’apoteosi di tutti gli aspetti negativi di Milano e della sua periferia.

Gozzo Unterlachen, romanzo inclassificabile 

Sebbene abbia vinto il premio Odissea, destinato ai romanzi di fantascienza, il libro non è ascrivibile a un genere in particolare; satirico, surreale, fantasy, a tratti persino filosofico: volendolo inserire in una categoria, andrebbe annoverato tra i libri che, appunto, sfuggono alle classificazioni. Il merito più grande di questo romanzo, in effetti, è la sua eccentricità: ogni volta che sfiora un genere letterario ne stravolge i tratti, ogni riferimento culturale è un’occasione per parodiare se stesso.

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2 dei 3 membri del collettivo Rainer Maria Malafantucci

I tre autori (lo pseudonimo collettivo con cui si firmano, Rainer Maria Malafantucci, è un’ennesima parodia) giocano con gli aspetti più grotteschi della nostra quotidianità, utilizzando a questo scopo anche tecniche prese in prestito dal cinema o dal fumetto.

Nonostante questa apparente “accozzaglia” di generi diversi, Gozzo Unterlachen poeta maledetto scorre con un ottimo ritmo, senza mai cadere nella tentazione di strizzare l’occhio a una determinata categoria di lettori: se è vero che chi legge vi può trovare l’avventura del fantasy, il piacere della satira o il delirio del nonsense a seconda di quello che vi ricerca, il libro si mantiene su una linea tutta sua senza preoccuparsi troppo di piacere agli amanti di questo o quell’altro genere. Anzi, in più punti si ha la sensazione che gli autori, arrivati al culmine dell’assurdo, superino quel limite volutamente, quasi a sfidare la fantasia di chi legge o a prendersene gioco.

– A te cosa è successo invece?

– Niente di che. Mi hanno tagliato luce, gas e acqua calda… a momenti muoio precipitando in un cantiere. Ah, sì e poi ho ucciso il mio omonimo. Beh, quasi . L’ho seguito finché non è finito sotto un tram. Mai visto niente di più orribile in vita mia.”

Milano surreale e nonsense

Il romanzo è, insomma, un grosso scherzo; senza prendersi mai troppo sul serio, riesce comunque a farci chiedere in quante forme e fino a che punto si possa parlare di letteratura, mandandoci col pensiero a Douglas Adams, Terry Pratchett e Neil Gaiman, ma anche, per certi versi, Gianni Rodari e Daniel Pennac.

Se amate questi autori e siete curiosi di sapere come se la caverebbero nella periferia milanese, credo che dovreste leggere questo romanzo. Altrimenti, potrebbe essere la giusta occasione per avvicinarsi a questo straordinario universo unterdemlachen, sotto la risata.

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