Etica dell’acquario di Ilaria Gaspari – Recensione

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La recensione di Etica dell’acquario è a cura di Giulia Gambardella


Quando lessi ad alta voce la trama sul retro della copertina a mia madre, la sua espressione da interessata si era improvvisamente distorta in una smorfia di dubbio: “Non sarà un po’ banale?”. Ma ormai era fatta: il titolo mi aveva affascinato. Forse per la presenza della parola Etica, oppure perché la curiosa accoppiata con un acquario mi aveva incuriosito. “Un acquario?” pensavo sconcertata, cercando di decifrare la storia racchiusa in 191 pagine dalle sole tre parole stampate sulla copertina. Per questo motivo Etica dell’Acquario, pubblicato da Voland nel Settembre 2015, è quello che definirei un libro che non ci si aspetta.

Il mondo “a parte” dell’università

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Ilaria Gaspari

Leggendo nella seconda di copertina si scopre che il romanzo costituisce l’esordio letterario della giovane Ilaria Gaspari, classe 1986, diplomata in Filosofia alla Scuola Normale di Pisa. Questa è anche l’ambientazione del romanzo, dove la città stessa e la scuola vengono trasformate in due dei personaggi principali. La protagonista, Gaia, alter ego dell’autrice,  si ritrova infatti nella tanto odiata, ma anche amata, città dei suoi studi, un ambiente nebuloso come la mente della narratrice, tormentata dai ricordi di un passato che le si appiccica addosso e che non se ne vuole andare. Un passato pieno di rimorsi e dolore, pieno di ombre e figure sfocate che continuano ad apparire e a sparire tra le righe, fugaci, come se fossero fatte di quello stesso buio e quella nebbia che impregna l’atmosfera del libro.

 

È un romanzo che parla di rabbia, rancore, follia, disperazione, isolamento, ossessione. Emozioni profonde che atterriscono e trasmettono una sensazione di soffocamento, come se fossimo trasportati anche noi all’interno dell’acquario, un luogo chiuso, un universo separato, come la Scuola è separata dalla città. La Scuola, in cui vige un’etica diversa, in cui

la cosa più importante era quellindefinibile, inafferrabile eccellenza”.

La protagonista dell’Etica dell’acquario

Ma che cos’è l’Etica? L’etica è quella branca della filosofia che studia i cosiddetti “fondamenti razionali”, cioè i criteri che permettono di distinguere i comportamenti umani ritenuti giusti e buoni da quelli definiti, invece, sconvenienti e cattivi. Il romanzo sviluppa questo tema mettendo in scena diversi “processi”: il più importante è quello in cui Gaia è contemporaneamente imputata, vittima e giudice, quello da cui emergono i suoi sensi di colpa, che ci alienano dalla realtà insieme a lei. A questo si aggiunge la sua ossessione per l’aspetto e la bellezza, che teme di veder sfiorire da un momento all’altro e che la fa sentire potente, ma anche esclusa, in un mondo accademico dove essere belli è considerato insultante.

 

L’intreccio è efficace e sorprende nel finale grazie alla magistrale capacità dell’autrice di manovrare una delle più imponenti figure di tutta la storia: il silenzio. Le parole non dette dalla protagonista infatti si accumulano tra le pagine, addensandosi cupe e minacciose sull’atmosfera del libro.

Uscire dall’acquario

Il romanzo è piacevole, non solo perché è facile immedesimarsi nella mente contorta di Gaia, nel suo scudo di cinismo eretto per proteggersi dalla sua stessa crudeltà, nella sua volontà di distaccarsi dalle emozioni e dal passato, ma soprattutto nella sua capacità di auto-sabotare la propria vita ed abbandonare le ambizioni coltivate con cura per anni.

Una sorta di monito che urla al lettore di buttarsi, di non stare in silenzio a rimuginare osservando le foglie del Ginkgo Biloba seguire il ritmo delle stagioni, ma di aprire finalmente la bocca, dire la verità, affrontare se stesso e il mondo che lo circonda.

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