Chiudi gli occhi e guarda di Nicola Pezzoli – Recensione

Ritorna il Corradino di Quattro soli a motore, secondo romanzo di Nicola Pezzoli, l’irriverente “zio scriba” del blog “il linkazzo del skritore” che si autodefinisce, in maniera piuttosto eloquente, “sito anticoprofagia letteraria”.

Nel 1979 il protagonista ha dodici anni ed è in viaggio con la madre, verso l’immaginaria Marina Ligure (il nome più archetipico che si potesse pensare per una località rivierasca), ospite in casa della zia Fernanda e dello zio Dilvo, cieco da molti anni. Anche Cuviago, il paese in cui vive Corradino, è un luogo inventato; più lo rileggo, più sembra coniato da una celebre espressione milanese. Sarà un’estate di crescita, di nuove conoscenze, di riflessioni, del primo bacio e della scoperta di pulsioni contraddittorie per un ragazzino sensibile, differente e confuso come gli individui ai quali è dedicato il romanzo. Sullo sfondo, l’Italia di fine anni ’70, in particolare quella del nord-ovest, che si concede le vacanze estive sul mare della Liguria e che vede campeggiare sui muri di viadotti autostradali la misteriosa scritta “Emoscambio”.

Figura fondamentale nel percorso di “formazione” di Corradino è lo zio Dilvo, secondo cui

l’unica fortuna di noi ciechi è proprio il non farci influenzare dagli zigomi e dalle labbra”

“non chiedeva mai niente del paesaggio, anzi lo respirava estatico […] e sembrava sul punto di dirmi chiudi gli occhi e guarda per poi descriverlo lui a me”.

La lingua creativa di Nicola Pezzoli

Emerge fin dalle prime pagine la continua tensione verso la creazione di parole nuove, “storcendo”, combinando o rimodellando quelle esistenti -sulla base di precise esigenze espressive- e a cui corrisponde anche l’uso di termini del dialetto lombardo. La scrittura e la ricerca di un linguaggio e di uno stile personale sono, quindi, imprescindibili nella narrativa di Pezzoli:

Ho sempre sostenuto che dall’incontro fra trama e Scrittura (maiuscolo) possono nascere capolavori, ma che, quando questo non succede, la Scrittura senza trama può darmi godimento, divertimento e commozione, mentre la trama senza Scrittura non vale un solo millesimo di secondo del mio tempo di lettore”,

sostiene l’autore in un intervista su Grafemi . Una voce originale e controcorrente, in un mercato dominato dal “pensiero unico” della grande editoria, dove la qualità passa in secondo piano rispetto al resto della “catena” produttiva, al punto che non si riesce nemmeno più a distinguere e a far distinguere la narrativa di livello dalla narrativa di consumo (ma neanche dalla narrativa pseudo-intellettuale di chi non ha più nulla di interessante da dire).

Corradino e un mondo che cambia

Chiudi gli occhi e guarda è un romanzo godibile grazie a uno stile frizzante, efficace, colorito, “leggero” nel senso calviniano del termine e, proprio per questo, in grado di “far passare il mare in un imbuto”, riprendendo a prestito Calvino: trattare, dunque, temi importanti, dalla sessualità, all’ecologia, alla complessità dei rapporti, con un obiettivo di introspezione profonda dell’animo umano. Non siamo di fronte al classico romanzo di formazione: la voce del bambino, che sembra parlare qui e ora, trascinato dal vortice delle sue emozioni, e quella del blogger che si muove tra il linguaggio di oggi e i ricordi del passato, si fondono sotto la supervisione attenta dello scrittore, che libera il suo racconto, in questo modo, da qualsiasi intento di pura verosimiglianza.

Pezzoli non indulge nemmeno a sproloqui ideologici; la sua visione del mondo emerge spontaneamente, attraverso la voce dei personaggi, per improvvise “folgorazioni”, talvolta sotto forma di estemporanee riflessioni sul mondo in cui Corradino comincia a muovere i suoi primi passi più consapevoli:

ho già visto i maiali del cemento aggirarsi per prendere le loro lerce misure col telegrugnometro e cominciare gli scavi dei nuovi palazzi per far assomigliare Cuviago a Cinisello Balsamo”

“i maiali del cemento non erano solo un flagello soltanto longobardo”.

Il romanzo è diviso in due parti, “l’infinita ombra” e “l’infinita luce”, che si richiamano l’un l’altra. Infatti, se nella prima l’ombra pare essere rappresentata dalla cecità dello zio Dilvo, (che altro non è che un modo diverso di “vedere” la realtà, di superare le apparenze), mentre Corradino attende senza fretta che la luce si faccia spazio fra le nuvole; nella seconda prevale la luce, eppure perennemente offuscata da un’ombra interiore, che fa dire al protagonista:

non siamo all’altezza di niente. Non siamo capaci di non deludere gli altri, e noi stessi”.

La storia di Corradino non può che catturare fino all’ultima pagina il lettore in cerca di voci potenti e autentiche, sempre più rare soprattutto nel panorama editoriale italiano.

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