Carne viva di Merritt Tierce – Recensione

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SUR è una casa editrice nata da una costola della “storica” Minimum Fax nel 2011, e da sempre attenta alla letteratura ispanoamericana. Nel settembre 2015 SUR ha deciso di allargare i propri confini al settore nord del continente e ha creato BIGSUR, che esordisce con quattro opere tra cui figura Carne viva di Merritt Tierce

Merritt Tierce è una scrittrice texana esordiente, finalista al Robert W. Bingham Prize for Debut Fiction e attivista impegnata nella difesa del diritto delle donne all’aborto.

La protagonista di Carne viva

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Merritt Tierce

L’argomento di Carne viva fa supporre che l’autrice abbia preso spunto da quest’ultima esperienza per la creazione della sua protagonista, Marie, una ragazza rimasta incinta a diciassette anni e divorziata dopo un anno di matrimonio. Marie lavora come cameriera già prima della nascita della figlia: sembra che la sua vita sia scandita esclusivamente dai diversi ristoranti che la assumono.

Quasi mai è accennato che ora, giorno o anno sia, se in cielo ci sia il sole o la luna, se nevichi o faccia caldo: Marie vive, come gli altri personaggi in cui si imbatte, in un mondo del tutto artificiale, si muove solamente all’interno di tavole calde o di costose bracerie e, quando non lavora, passa il tempo nel suo appartamento o nella casa di amanti occasionali, appartenenti a una schiera di uomini dalle caratteristiche eccezionalmente simili: un’altezza smisurata, denti forti, bianchi e aguzzi, spalle larghe e, soprattutto, elevata capacità e prepotente inventiva in campo sessuale. Merritt Tierce descrive un maschio rapace, lupo, serpente, nei confronti del quale la donna è oggetto di godimento o, nel migliore dei casi, oggetto di desiderio.

Con il lavoro, il sesso, la droga, le bruciature che si procura sulla pelle, Marie da una parte tenta di esprimere fisicamente la sua insoddisfazione e inadeguatezza di madre, compagna e lavoratrice :

Mi premo forte addosso l’asticella di metallo e conto fino a tre prima di staccarla. La metto nella lavastoviglie, con dei pezzettini di pelle appiccicati sopra. Fa male ma è una bella sensazione. Cioè mi dà una sensazione di sollievo. Il dolore è reale e sincronizza tutto il dolore che ho nel resto di me stessa ma non riesco a organizzare.»

dall’altra lo vuole sopprimere:

Se hai qualcosa che ti fa star male, un rimorso o un dolore, mangiatelo, bevitelo, pippatelo, scopatelo, usalo, ciuccialo, ammazzalo».

La luce fredda di Merritt Tierce

Per dare un’idea di cruda oggettività, Merritt Tierce soffoca ogni avvenimento, ogni personaggio, ogni ambiente e li illumina con un neon freddo e uniforme: emerge, così, un mondo ad alta aggressività, disumano e amorale. Questa pretesa di oggettività, efficace in alcuni casi, obbliga l’autrice a dilungarsi in descrizioni complicatissime e a condannare tutti gli innumerevoli personaggi a un’uniformità snervante. Nessuno sembra avere un particolare movimento celebrale: le cose si fanno, oppure non si fanno. Non ci sono emozioni, gioie, dolori, solo un senso perenne di nausea. Sotto la luce al neon, niente proietta ombre: quello che c’è da sapere, e che interessa sapere, è tutto lì sotto. Ci sono sempre “regole ben precise”, non ci sono incomprensioni o sbagli: tutto è sempre chiaro e se si esce dal seminato lo si fa consapevolmente.

Una volta un uomo odioso mi ha detto che sono una che vuole saltare le tappe e invece no, i passi li ho fatti uno per uno. Prima quello, poi quell’altro, poi un altro ancora, e tutti volontariamente. Sulla parte di me che prende le decisioni si è ormai sedimentato uno spesso strato di placca, una concentrazione gassosa che è il paradossale risultato di tanti momenti inconsistenti».

Il paradossale risultato di tanti momenti inconsistenti: ecco la struttura del romanzo. Un’inconsistenza che può richiamare, certamente, l’alienazione della donna all’interno di soffocanti meccanismi maschilisti o quella dell’essere umano in un mondo dove il primo obiettivo è vendersi al prezzo migliore. Fatto sta che i serragli di uomini, luoghi, atteggiamenti, tutti serialmente inconsistenti, provocano nel lettore, più che nella protagonista, un netto, luminoso e consistente senso di noia.

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