Un meccanismo fruttuoso – Racconto

Un_meccanismo_fruttuoso_di_Matteo_Valentini

Racconto di Matteo Valentini | Illustrazione di Matilde Martinelli


Il sole di lì a poco si sarebbe immischiato tra gli alberi della SemeDiMela, l’azienda produttrice di frutta che dava lustro all’industrioso centro di Campedola, e per la città operaia la giornata non sarebbe iniziata, perché due ore prima lo aveva già fatto.

Immigrati bianchi, gialli, neri e caffelatte, in schiera, avevano già abbandonato i ruderi su tre piani che l’azienda affittava loro, si erano già stropicciati i vestiti addosso, a manate, per asciugare l’umidità di inizio settembre, erano già stati trasportati dai “caporali” ai campi, ognuno al proprio, e mentre Paolini pensava tutte queste cose, sbracato nel sedile dell’auto di pattuglia, avevano già due ore di raccolta nelle braccia.

Paolini stava accanto al suo collega, Vuolo, che teneva il volante con la mano sinistra e con la destra reggeva un pacchetto aperto di prugne secche, in cui affondava prepotentemente il muso.
Ogni tanto, Vuolo rompeva il silenzio nella vettura e chiedeva a Paolini se ne volesse uno, di quei frutti molli e raggrinziti come il corpo di una vecchia e Paolini sceglieva con attenzione quello più piccolo, stando accorto a non confondere l’olio di cui era ricoperta la prugna con la saliva del collega. Pur essendo le cinque del mattino, il sudore appiccicava la divisa al corpo dei due carabinieri, soprattutto a quello di Vuolo, che era il più grasso, e colava sulla fronte liscia di Paolini percorrendola dall’attaccatura alta dei capelli biondi, scartando le sopracciglia sottili, fino alla punta del naso diritto ed ossuto.

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