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Racconto di Milo Kàroli | Illustrazione di Sintomo


“Tutte le più belle storie iniziano da una finestra di mondo”

Senza la tenda mai. Non mi eccita l’idea che qualcuno possa vederci. Chiudo la porta a chiave. Chi sa se qualcuno anche loro da qualche parte nell’edificio stanno facendo l’amore. Mentre mi svesto mi guardo allo specchio e il mio corpo è lungo, sensuale, il mio viso è candido, dicono tutti che ho un viso candido, ispira fiducia, ispiro bianchezza. La mia pelle è bianca. Nuda. Come la finestra che non dà fuori ma sul vuoto squadrato che attraversa gli appartamenti concluso ai lati dal cemento di altre stanze, coperto in alto da una vetrata, e la luce si assottiglia prima di cadere giù. Milo sul letto mi guarda, è così bello. Quando l’ho conosciuto ho pensato fosse bello, ho pensato fosse pazzo e che mi avrebbe fatto volare via da tutti.

China. All’inizio lo trovavo arrogante, ma è così fragile, non sa cosa vuole dire amare davvero. Milo pensa che l’uomo si sia eretto per errore nel processo evolutivo, dice che il pensiero è disonesto e la logica una bugia rassicurante. Io so che l’amore è un bisogno della mia coscienza, una parola che vola leggerissima mentre lo sento sulle labbra, sul palato duro, l’amore va baciato intensamente senza paura di soffocare o di affliggere. Affermazione o negazione, dentro o fuori il sentimento puro, Milo questo non lo capisce ma io ne ho bisogno fino in fondo. Ad occhi chiusi. Le mie emozioni sono profonde, le mie emozioni sono sincere. Gli voglio bene, a volte lo amo davvero, stare con Milo è come una droga e non so farne senza. Ma una volta ricordo abbiamo litigato ed io lo ho odiato così tanto e sono

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Milo Kàroli è scrittore, critico letterario e critico musicale. Co-fondatore, su Fischi di carta, della rubrica dedicata ai racconti, ha progettato il sito web della rivista. È autore di “Typhoon 125 – Genova è bella se vista da lontano”.

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