Scandaglio – Poesia

Gettato lo scandaglio in silenzio
tra il cuoio dei sedili e il rollio
d’ovatta dell’autobus low cost
– occasione di tendenza sulla tratta
Principe-Tiburtina, ore di convivenza
non su rotaie inamovibili ma su asfalto
drenante a rispecchiare bagnaticcio
un cielo che a smetterla non si decide.

Gettato lo scandaglio all’altezza
di colline flesse impaludate
alla radice dei vigneti, o gli orti
di chi è lontano dal nostro bordo
incastonato tra l’etere d’un wifi
e la chimica d’una toilette – di chi
in pianura, solo con le nuvole, sussiste.

Gettato lo scandaglio sul ponte
tra il fondo di fango del fiume
le case impilate sui colli, incastrate
tra cisterne di vino, mura di vento:

gettato lo scandaglio, e rinvenuto
auspici limacciosi d’acquitrino
a noi in liminare condizione – passeggeri;
bussato, cercato di là di qua
dal finestrino – verso il termine, scovato
il punto sempre interrogativo di chi scorre
sulla strada, guardando un contadino:

se sia vita nuova il viaggio in cerca
o, tra nuvole di tre dimensioni,
sussistenza tirata fino al mattino.

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