Liriche per una stagione – Poesia

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È iniziato alla spiaggia.
Rimini come Hollywood,
Bologna tutta d’arsura
Genova e Palermo, di pesci incruditi,
il perimetro di un accampamento
e legioni, legioni di cose
ben forti salde, lì tutte a incassarsi.

Erano costellazioni e bicchieri,
birre ghiacciate su tavoli di legno
territori appresi a mani nude
un giro sulle biciclette
e l’insieme dei tetti per illuderci
di essere in qualche sfera benigna
più in alto della strada.

C’era solo paura delle meduse,
di pungersi con una conchiglia
arrossandosi tutte le parti
o dimenticare qualcuno o qualcosa
sui litorali ventosi
a sgretolarsi sul bagnasciuga.

Adriatico o Ionio o tirrenico
che mi ti fai
così patente di fronte
hai svelato il tuo centro
oltre le spine dei pesci-ragno,
hai dissalato per sempre
quelli che eravamo,
impastando una miscela di fanghi
fatto più istruiti
alle pretese della vita.

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