L’invenzione dell’elettricità – Poesia

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Se desideri abitare corpo doppio,
non saranno le tue spinte a ricucirmi.
Procederai a divellere il mio centro.
Folgorato, scoprirai la carne elettrica.

Di certo, appartenessi alla mia pelle,
non saresti più un tumore da asportare,
ma un parassita liquido, muscoso abbecedario,
tangibile promessa di un insieme:
lo spontaneo doloroso del lichene quando infiltra
piano prima, poi più forte ed incolpevole
tra i sassi, nella sequenza intatta del carnale.

Sfiateremmo da cetacei, quasi strali di tempesta,
nell’ordire il disperato accoppiamento.

Ma mi credi un esercizio di astrazione dal reale.
Viscerale reticenza all’abbandono, sfiori i cavi,
ricercando la simbiosi per tensione.

Non mi tocchi. Non toccarmi.


Illustrazione di Ptr-Trb

Articolista e organizzatrice di eventi culturali.
Scrivo poesie.

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