Un punto di domanda – Le poesie di Edward Estlin Cummings

Edward Estlin Cummings

a cura di Edoardo Garlaschi


Cummings nacque nel 1894 a Cambridge, dove ebbe occasione di frequentare l’università di Harvard dedicando il suo discorso di laurea al movimento dei Preraffaelliti, vista la sua necessità, di trovare un equilibrio tra pittura e poesia. Il concetto di immagine è di primaria importanza nella sua poetica, tanto da farlo annoverare fra i padri della poesia visiva.

In seguito si arruolò come autista di ambulanze per evitare il fronte e, una volta giunto in Europa, venne rinchiuso in un campo di rieducazione, a causa delle continue insubordinazioni che la sua simpatia per l’ideologia anarchica lo portava a compiere. Una volta liberato, scrisse The Enormous Room, romanzo che però non mostrava ancora lo sperimentalismo che sarebbe divenuto suo marchio di fabbrica, ben visibile, invece, a partire dalla prima silloge poetica, edita nel 1924, Tulips and Chimneys, per la cui genesi Cummings dovette recarsi nuovamente in Europa nel 1921, dove ebbe modo di visitare Rapallo insieme all’amico Pound, e Parigi con Picasso e Marinetti.

La poesia visiva secondo Cummings: forma e concetto

In quanto cultore dell’immagine cercò di conferire alle parole la forma più pertinente al concetto: ad esempio “bIrd”, per simboleggiare un uccello che si alza in volo, “mOOn” per accentuare la forma della luna piena; o l’abitudine di usare il pronome “I” in forma minuscola, così come le iniziali del proprio nome. Il pensiero anarchico e il virtuosismo verbale di Cummings gli permisero di utilizzare le parole in maniera non convenzionale, tanto da trasformare sostantivi in verbi come in Thy fingers make early flowers of in cui leggiamo “we will go amaying”, tradotto come “andremo alla festa di Maggio”. Addirittura arrivò a completare gradualmente la parola “Star” in BrIght, scrivendola inizialmente come “S???” e aggiungendo le lettere ogni volta che la parola viene ripetuta.

Edward Estlin Cummings

Un moto di riscoperta

Vi sono due errori in cui si potrebbe incorrere approcciando la poetica di Cummings: il primo sarebbe pensare alla sua poesia come una sorta di sperimentalismo con atmosfere eccessivamente moderne o con tendenze iconoclaste.

Non del tutto corretto, alla luce della sua tendenza a dilettarsi con imm
agini e atmosfere simil-romantiche, creando una difficile collocazione tra gli estremi “tradizione” e “innovazione”: ne sono un esempio i versi “Verdevestita il mio amore cavalcava / su un grande cavallo d’oro / nell’alba d’argento” in All in green went my love riding e “una notte / quando fra le mie dita / si piegò il tuo corpo lucente / quando il mio cuore / cantò fra i tuoi seni / stupendi” da If i believe. A questo si aggiunge il pregevole utilizzo di arcaismi quali “Thy”, “thee” e “thou” come nella già citata Thy fingers make early flowers of. 

Il secondo errore, il più grave, sarebbe considerare questo poeta come esponente di un’avanguardia Americana ancora acerba.

Occorre citare l’introduzione di is 5 del 1926, in cui l’autore stesso
giustificò il proprio modus operandi come subordinato ad una “precisione” generatrice di movimento. Cummings è, infatti, talmente preciso e minuzioso nella trasposizione di immagini che non solo risulta difficile capire come e dove collocarlo, ma non sembra dire nulla di nuovo, perché ad essere nuovo è il modo in cui viene detto questo qualcosa.

Rappresenta un nodo gordiano nel tessuto dello spazio-tempo poetico, impedisce al lettore di fare una cosa del tutto spontanea: categorizzare e dunque etichettare, operazione di cui bisogna riconoscere sia l’utilità logistica che gli svantaggi concettuali. Tuttavia al poeta deve essere riconosciuto un altro merito, ovvero come con lui si possa tirare, finalmente, un sospiro di sollievo, riuscendo a riavvicinarsi a ciò che probabilmente determina l’accostarsi di quasi tutti al concetto di cultura: un’emozione antica e quasi dimenticata.

Cummings è la Poesia che ritorna ad essere libertà.


Starsene (solo) in qualche

starsene (solo) in qualche

meriggio autunnale:
a respirare funesta
quiete; mentre

questa enorme così

paziente creatura (che
mai da mai è spogliata del
dì) di sempre si veste sempre

di sogno, è

assaggiare
in-(oltre
morte e

vita)immaginabili misteri

 

[E. E. Cumming, Poesie, 1998, Giulio Einaudi editore, Torino]

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