Intervista ad un giudice del premio Strega

Quest’ultima edizione dello Strega ha fatto molto parlare di sé per varie questioni: la presenza di Zerocalcare; la polemica innescata da Saviano con la discussa candidatura di Elena Ferrante; il rinnovo del regolamento, che dovrebbe consentire una maggiore partecipazione delle piccole case editrici. E ancora: vi siete mai chiesti come si diventa giudice dello Strega? Vi piacerebbe farlo? Di questo e tanto altro parliamo nell’intervista a Sara, uno dei membri della giuria popolare.


1)Dal 2010 il vincitore del premio Strega non viene più votato solo da i quattrocento Amici della domenica (sono così chiamati i membri della giuria del premio. Il curioso nome ricorda le riunioni domenicali tenute nella casa dei coniugi Bellonci: fu proprio all’interno del loro salotto letterario che nacque l’idea del concorso) ma anche da sessanta lettori “forti” segnalati da trenta librerie associate all’ALI (Associazione Librai Italiani),  a cui si aggiungono poi  quindici voti collettivi espressi da gruppi di lettura costituiti da scuole, università e istituti italiani di cultura all’estero. Tu come sei diventata membro della giuria popolare?

Ho ricevuto la proposta da una libreria di Pontedecimo in cui vado spesso. Quando ho deciso di accettare ho dovuto compilare un modulo in cui inserivo vari dati (età, professione…). Lo scopo è quello di rendere il campione il più possibile omogeneo: le librerie propongono vari candidati, ma ne vengono selezionati solo sessanta in tutto, in base a criteri di proporzione per età, sesso e così via. Ad esempio io sono stata presa, ma un mio amico no!

2) In quanto giudice, quali sono i tuoi compiti?

Tutti i giudici ricevono i dodici libri candidati al premio. Da quest’anno, per la prima volta, è possibile esprimere tre preferenze anziché una sola. Bisogna soltanto indicare i libri scelti, senza esprimere un giudizio, scrivere una recensione o stilare una graduatoria. In base al voto sono selezionati cinque finalisti: a questo punto i giurati sono chiamati a votare una seconda volta, esprimendo una preferenza soltanto.

3) Se a un tuo conoscente capitasse quest’occasione, gli consiglieresti di accettare?

Sì, glielo consiglierei senza dubbio, perché per me è stata una bellissima esperienza. Bisogna però essere preparati a leggere molto in poco tempo e soprattutto anche libri che magari non avresti mai comprato, o di generi diversi da quelli che solitamente ti piacciono. Ad esempio la mia prima scelta, il libro che ho apprezzato di più, è stato una vera sorpresa: non avrei mai pensato che potesse piacermi, e invece mi ha addirittura commosso.

4) A questo punto devo chiederti qual è!

dimenticaDimentica il mio nome di Zerocalcare (Bao Publishing). Ne avevo spesso sentito parlare, ma non credevo mi sarebbe piaciuto, invece mi sono completamente ricreduta. I temi che tratta sono classici: la crescita, il passaggio da ragazzo a uomo, il rapporto con la famiglia; però sono affrontati in maniera originale e profonda.

5) Quest’anno il Premio Strega ha cercato di introdurre un’aria di rinnovamento, giungendo a cambiare il regolamento sulla base di tre criteri, definiti pluralità, bibliodiversità e accoglienza. I primi due punti riguardano soprattutto la partecipazione delle piccole case editrici, spesso oscurate, nelle precedenti edizioni, da poche grandi aziende troppo potenti.

Il punto su cui vorrei conoscere la tua opinione è invece il punto 3, sull’accoglienza. In passato il premio era aperto soltanto a scrittori italiani di narrativa in prosa, mentre da quest’anno è stata ufficializzata l’apertura ad autori stranieri che scrivono in italiano e a forme di narrativa non in prosa. Come ha scritto il presidente del comitato Tullio De Mauro: “In un panorama librario che muta seguendo i tempi, con un’offerta in continua ridefinizione, modalità di lettura e fruizione dei libri inedite e nuove forme di autorialità, è fondamentale continuare a garantire una pluralità di voci e idee”. Va in questa direzione la candidatura di Dimentica il mio nome di Zerocalcare. Tu cosa ne pensi? Secondo te è positiva la scelta di aprire ad altre forme di narrativa, oppure andrebbero giudicate, proprio perché diverse, sulla base di differenti criteri?

Secondo me è stata una scelta positiva. Il graphic novel, come indica il nome stesso, è un “romanzo a fumetti”, ha un inizio, uno sviluppo e una fine; perciò non può essere paragonato  a un fumetto come Tex, o a un altro Bonelli, che sono concepiti per avere una struttura a puntate.  Per questo penso che sia corretto giudicarlo in un premio di romanzi.

6) Oltre a Dimentica il mio nome, quali sono stati gli altri due libri che hai votato?

Ho scelto Final cut di Vins Gallico (Fandango Libri) e XXI secolo di Paolo Zardi (Neo).

final-cutFinal Cut mi è piaciuto per lo spunto originale: la storia racconta di un ragazzo che inventa una start up il cui scopo è aiutare chi è appena uscito da una storia d’amore finita male a disfarsi di tutti quegli oggetti che gli ricordano la persona amata. A seconda del servizio fornito ci sono tariffe differenti: restituire all’interessato i suoi oggetti ha un prezzo, ma a volte, oltre alla consegna, il protagonista deve anche comunicare al proprietario che è stato piantato. E, inevitabilmente, il personaggio principale si ritrova coinvolto nelle storie dei suoi clienti e finisce per diventare un po’ psicologo. Il tema della storia d’amore che finisce male non è nuovo, ma ritengo che Gallico l’abbia analizzato da un’angolazione originale, attuale e innovativa. Mi ha stupito.

 

ventunoXXI secolo è ambientato in un futuro distopico, dove una grave crisi ha completamente disintegrato il tessuto sociale. Il protagonista cerca di sopravvivere in questo mondo duro, la sua unica ragione di vita sono i due figli e la moglie, che è in coma. Ho apprezzato questo libro perché generalmente la fantascienza viene considerata sinonimo di letteratura di intrattenimento, per ragazzi (come nel caso di Hunger Games). Invece questo genere letterario (e XXI secolo lo dimostra), può fornire l’occasione per approfondire spunti di riflessione più  adulti, come il tema etico. Lo stesso vale per il fantasy che si presta a riflessioni sul razzismo e sull’accettazione del diverso: questi aspetti andrebbero sfruttati meglio, fantasy e fantascienza non sono solo sottogeneri di fascia bassa.

 

7) Un libro che invece non ti è piaciuto?

Chi manda le onde di Fabio Genovesi (Mondadori) è scritto bene, ma ho trovato la trama insoddisfacente, poco credibile, con delle coincidenze improbabili. Lo stile però è ineccepibile.

8) Si è molto parlato della polemica scatenata dalla candidatura di Elena Ferrante proposta da Roberto Saviano. Questo perché l’identità dell’autore de L’amica geniale è sconosciuta, e il nome è solo uno pseudonimo. Così scrive Saviano (se cercate l’articolo completo lo trovate qui): “Non mi ha mai incuriosito scovare chi si celasse dietro il tuo nome, perché sin da ragazzo ho sempre avuto le tue pagine a disposizione, e quello mi bastava e mi basta ancora per credere di conoscerti, di sapere chi sei. […] credo che la tua presenza allo Strega sarebbe un modo per fare finalmente quanto tanti auspicano da anni: mettere fine alle logiche di spartizione, fare in modo che anche altri editori possano aspirare al podio.[…] Allo Strega siamo affezionati perché fa parte della nostra storia, ma negli anni ha perso fascino, perché ormai è diventato un gioco sfacciatamente combinato”.  Ma non tutti gli Amici della Domenica hanno apprezzato questa proposta: lo  scrittore Sandro Veronesi (vincitore dello Strega nel 2006 con Caos calmo ) – è sbottato: “Se decidi di non esistere, allora non vai allo Strega”. Dall’altra parte, Saviano osserva: “Non abbiamo bisogno di avere un nome reale al posto di uno pseudonimo: è letteratura, non elezioni politiche.”  Tu che ne pensi?

Sono d’accordo con Saviano: non si legge un libro per chi l’ha scritto. Oltretutto dietro la scelta di mantenere l’anonimato ci possono essere dei motivi personali che non siamo in grado di giudicare.

9) Chi vincerà secondo te?  (L’intervista si è tenuta diverse settimane fa ma, per ovvie ragioni, l’abbiamo pubblicata solo dopo la proclamazione del vincitore.)

Non saprei… non credo vincerà Zerocalcare, è troppo presto ed è troppo “diverso”, non so se sarà capito da tutti. Un libro per essere compreso deve entrare in connessione con noi, con quello che siamo. Ma io ci spero

10) Giuseppe Gori, vicepresidente di Unindustria e sponsor del premio ha dichiarato che l’età media dei giurati “andrebbe abbassata” e questo ha provocato la reazione indignata dello scrittore Vittorio Emiliani, che si è dimesso. Dacia Maraini ha ribattuto così: Riduciamo il numero degli Amici della Domenica. Ma non sulla base dell’età, quanto piuttosto alla luce della responsabilità: c’è tanta gente che non c’entra niente con la letteratura e non legge i libri […] Gente cui non importa nulla del premio, persone che danno il voto semplicemente per amicizia nei confronti degli editori […] la scrittura non è come il calcio. Gli scrittori spesso sono anziani, Cervantes ha scritto il ‘Don Chisciotte’ quando aveva 60 anni. E’ assurdo parlare d’età. Sono d’accordo che si debbano accogliere i giovani, ed è giusto farli entrare tra gli Amici della Domenica, ma senza ‘rottamare’ i vecchi” Tu che ne pensi?

Credo che l’età influenzi inevitabilmente chi giudica: noi scegliamo in base al nostro gusto, e il nostro gusto si forma su quello che abbiamo letto nella nostra vita. Per cui una persona meno giovane può essere meno portata ad accettare il nuovo o a riconoscersi in temi che non riguardano la sua generazione. Però è vero che esistono persone giovanili e aperte per cui l’età non è di certo un problema. 

11) Visto che sei una lettrice “forte” consigliaci un libro italiano da leggere.

biancaBianca come il latte, rossa come il sangue di Alessandro D’Avenia (Mondadori 2010). In genere quando un libro diventa un fenomeno, una moda, sono dubbiosa e non mi fido, per cui ero scettica nei confronti di questo romanzo, che invece mi ha piacevolmente stupita.

12) E un libro straniero?

Norwegian Wood di Haruki Murakami  (traduzione di Giorgio Amitrano, Einaudi). Ha uno stile a cui non siamo abituati, un ritmo lento, orientale, è molto introspettivo, bellissimo.

13) Un libro che ti piacerebbe leggere?

Il nero e l’argento di Paolo Giordano (Mondadori), uscito lo scorso anno. Ho letto La solitudine dei numeri primi, che vinse lo Strega nel 2008, e l’ho trovato interessante ma non mi ha convinta del tutto: mi sembrava che fosse pieno di potenzialità inespresse. L’autore secondo me era ancora  troppo “giovane” con un’impronta stilistica non ben definita. Per questo vorrei ritrovarlo dopo che sono passati un po’ di anni, sono curiosa di vedere come è cresciuto.

 

 

 

 

 

 


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