Che cos’è una libreria indipendente #2 – Intervista a L’Amico Ritrovato

cosa è libreria indipendente

Intervista realizzata presso la libreria indipendente L’Amico Ritrovato, (Via Luccoli, Genova)


Perché ti definisci “libreria indipendente” e che cosa è una libreria indipendente?

In Italia ci sono grandi gruppi, come Feltrinelli, Ubik, Mondadori, che gestiscono tutta la filiera del libro: sono editori, distributori e rivenditori.

La libreria indipendente è la vecchia libreria di una volta che in questo meccanismo non ci è ancora finita schiacciata e che, per esempio, resiste al franchising, in cui piccole librerie di quartiere o di paese vengono acquisite da grandi gruppi che vi applicano il proprio marchio.

Noi siamo imprenditori del libro ma senza nessun tipo di legame editoriale e/o commerciale alle spalle. L’indipendenza consiste in questo, oltre che nelle dimensioni ridotte, altrimenti insostenibili.

Dove si manifesta l’indipendenza rispetto alle scelte che fai sui libri da vendere?

libreria indipendente cosa è


se in quei 100 cm ci hai messo 100 libri allora hai fatto un buon lavoro.


Nell’assortimento, cioè in quella che si chiama “profondità dello scaffale”: lì si capisce l’indipendenza e la ricchezza di una libreria.

Di base il lettore medio più vede libri, più la libreria gli sembra ricca, più è invogliato ad acquistare. Spesso nelle superfici delle grandi catene vedi molte copie dello stesso libro occupare fisicamente uno scaffale, ma non arricchirne la profondità. In questo modo la libreria è piena ma l’assortimento è povero.

Viceversa io penso che si possa avere anche un solo metro, me se in quei 100 cm ci hai messo 100 libri allora hai fatto un buon lavoro. Nelle librerie di catena queste dinamiche sono meno possibili: un po’ per le spese che devono sostenere, un po’ perché se un libro non gira abbastanza è facile che venga ritirato.

L’indipendente ha margine di manovra maggiore, pur essendo comunque all’interno delle leggi del mercato.

Ci puoi illustrare il percorso del libro dall’autore allo scaffale?

La figura che spesso aziona il meccanismo della pubblicazione è quella dell’agente letterario, che riceve il manoscritto dall’esordiente di turno, lo modifica e lo propone agli editori di cui conosce i cataloghi e gli editor.

Il manoscritto arriva così alla casa editrice (a cui può arrivare anche direttamente dall’autore) e le bozze nel cassetto possono trasformarsi in un libro fisico, che necessita però di una buona comunicazione.

E come fa?

Per entrare nelle librerie e per vendere i propri libri una casa, anche piccola, deve affidarsi a un distributore, che offre magazzini, corrieri e promozione.


Quando vedete scritto 250.000 copie, potenzialmente ci potrebbe essere l’80% di reso.


Messaggerie libri, da quando l’anno scorso ha incorporato un secondo distributore minore, PDE, ha il controllo sul 50-60% della distribuzione in Italia: questo vuol dire che se vuoi mettere in piedi una libreria e Messaggerie ti dice che non ti apre il conto tu non sai dove andare a prendere i libri.

Come ho detto, i distributori si occupano anche di promozione attraverso la proposta periodica di novità, sul cui è garantito il diritto di resa (che è la possibilità di ridare indietro il 20/30 % degli invenduti). Quando vedete sulle fascette “250.000 copie, terza edizione”, potenzialmente ci potrebbe essere l’80% di reso.

Puoi spiegarci meglio le conseguenze del reso?

Il meccanismo della resa droga il mercato. Si crea una lotta furibonda tra le case editrici per occupare gli scaffali a colpi di novità spesso scadenti e sostituite, dopo due o tre mesi, da altre novità che le fanno sparire.

Le librerie non ci rimettono più di tanto perché a “proteggerle” c’è il reso, ma al libro non è garantita la vita media necessaria per essere notato. In opposizione a questo atteggiamento ci sono editori che hanno scelto di pubblicare meno e puntare su pochi e buoni titoli.

Come ti poni rispetto ai supporti di lettura digitali?

Nonostante il gran parlare che se ne fa, in Italia non sono poi così diffusi i vari Kindle, Kobo, E-Book. Un po’ per la fascia di prezzo ancora piuttosto alta, un po’ perché non esiste un formato standardizzato (Kindle è per Amazon, Kobo è il supporto che ha scelto mondadori, Tolino verrà promosso da IBS).

Il libro di carta è uno. D’altra parte, certo, ho clienti che arrivano con il Kindle. Sostanzialmente penso che, ancora per molti anni, carta e digitale proseguiranno insieme per esperienze di lettura diverse.

La manualistica o le guide turistiche hanno già accolto senza problemi il supporto digitale. Per i libri per bambini e  per quelli illustrati vedo più difficile un processo simile.

Ma quali sono le attrattive del supporto digitale?

La compattezza: un lettore forte va in vacanza e anziché dieci libri si porta l’E-Book. La facilità di procurarsi un libro in pdf. La funzione “Cerca”.

Non ci vedo nulla di male. Solo mi fa sorridere quando la Kindle, o Tolino, devono venire qua per vendere il loro supporto.


La bellezza del libro cartaceo è la sua durata fisica


Avevano pensato anche di far scaricare gli ebook in libreria, ma non credo sia un’operazione sensatissima: potersi scaricare il libro da casa è proprio una delle più grandi comodità del digitale.

E qual è l’alternativa che proponi tu come libreria indipendente?

Adesso la strada è creare spazi accoglienti dove con il libro cartaceo compri l’esperienza di averlo acquistato. Magari hai passato un pomeriggio a girovagare in libreria, magari l’hai preso dopo una presentazione, magari te l’ha consigliato il libraio.

La bellezza del libro cartaceo è la sua durata anche fisica, con un certo numero di pagine che si toccano: un’emozione, questa, che il digitale non potrà mai dare.

Il best seller della libreria?

Il libro più venduto della libreria è decisamente Stoner di John Williams: uno di quei libri di cui, specie a Natale, bisogna piazzare una pila al centro della libreria.

Ci consigli un libro?

simmetriaLa simmetria dei desideri di Eschol Nevo, scrittore israeliano più giovane rispetto alla generazione di Amos Oz e Abram Yehoshua.

È una bella storia di amicizia fra quattro ragazzi israeliani in un momento di svolta della loro vita. Parla di desideri, sogni, inquietudini adolescenziali, ma anche del conflitto tra palestinesi e israeliani, con una voce sempre fresca e convincente.

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