I.N.R.I – Le poesie di Giacinto Scelsi

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Nel fuoco la natura si rinnova, completamente.

Il fuoco – perciò iniziamo l’articolo con questa formula – è un elemento ricorrente nell’opera poetica di Giacinto Francesco Maria Scelsi d’Ayala Valva, nato a La Spezia nel 1905 e cresciuto nel castello della nobile famiglia materna, in Irpinia, dove un precettore lo educò a un edificante trivio di discipline fondamentali: il latino, la scherma, gli scacchi.

Amico di Virginia Woolf e Jean Cocteau, incontrati da ragazzo nei salotti dell’Italia centrale, trascorse all’estero gli anni più importanti della sua formazione e fu completamente estraneo ai modi della letteratura italiana del dopoguerra.

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Le sue raccolte poetiche, scritte in francese tra la fine degli anni ’40 e l’inizio dei ’50 (pubblicate in Italia alcuni decenni dopo dalla casa editrice Le Parole Gelate), per il loro simbolismo criptico e surrealista poco hanno a che spartire con le coeve poesie di Rocco Scotellaro o col Quasimodo de La vita non è sogno

In realtà, ad essere sinceri, l’accademismo di questa introduzione è un po’ burlesco e in parte fantasioso: Giacinto Scelsi infatti non era poeta di professione, ma uno dei più affascinanti e rivoluzionari compositori di musica classica del Novecento.

Gli unisoni stonati di Giacinto Scelsi

Ascoltando, ad esempio, Natura Renovatur (sinfonia per 11 archi del 1967) non è facile identificarne le note esatte, perché qui è scardinata la nozione che normalmente abbiamo di tonalità: tutta una nuvola quantistica di frequenze orbita attorno alla “nota” di Scelsi, di modo che siano intervalli piccolissimi a dividere un tono da quello successivo.

In questo sistema, lunghi e stonati unisoni o bicordi di ottava rappresentano sia una tensione delle notazioni musicali di durata, visivamente allungate in orizzontale sullo spartito; sia segni archetipici, primordiali, verticalmente intesi come un unico simbolo magico della creazione: come potrebbe essere l’Arco, il Cerchio, o il Fuoco.

Celebri in questo senso i suoi Quattro pezzi su una nota sola (per orchestra da camera, del 1959): in qualche modo quello che faceva Scelsi era di prendere la materia musicale, situata in uno spazio più intimo rispetto alla parola, e portarla nell’unico luogo disposto ad accogliere un linguaggio soltanto ritmico e corporeo, nel punto di incontro tra il senso e la natura: il Mito.

Giacinto Scelsi: Le raccolte poetiche

PRENDRE FEU
SANS
CRI
VOILA
LE
SIGNE.

In questi versi, tratti da L’archipel nocturne (1954), la seconda raccolta poetica di Scelsi, è un alba folgorante, un cerchio infuocato da cui tutto rinasce, in cui tutto si crea di nuovo;

Tourbillonnent
éblouis d’innocence
les mythes étoilés
balançant les feux
d’une miraculeuse Présence

(Sempre da L’Archipel) sono alcuni esempi dell’esoterismo del suo poetar chiuso, in cui anche i segni tipografici prendono significato: intere poesie che assumono forme geometriche, versi a gradino, lettere capitali che risuonano di questa idea magica della Totalità, del segno puro che racchiude in sé ogni forma di creazione, artistica e divina. Il Cerchio, con cui si firmava, è la cifra di tutta la sua opera, musicale e poetica.

Lo spartito del sedere

Solitude négresse aux dents de feu
entière infernale et dévorante,

Versi che farebbero venire in mente, a un articolista che volesse unire come in un gioco per bambini i punti numerati di un disegno stabilito, un trittico del 1485 di Hieronymous Bosch, intitolato ‘Il giardino delle delizie“: nel terzo pannello, sullo sfondo, nerissime torri sovrastano la caotica schiera di soggetti che occupano le sezioni centrale ed inferiore.

In basso a sinistra è possibile riconoscere la Musica, nelle fattezze di una chitarra, che grava sulla schiena di un corpicino svenuto lasciandone scoperte le esili chiappe, leccate a loro volta da un pasciuto rospo demoniaco.

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Il giardino delle delizie – Dettaglio & Zoom del sedere

Lo spartito musicale che si vede tatuato sul culo in questione è stato di recente musicato (per archi e pianoforte) da Fabio Vernizzi, e sarà eseguito a Genova Palazzo Ducale durante il festival internazionale di poesia Parole Spalancate 2016in occasione della lettura pubblica di un poemetto di Giacinto Scelsi. Vorremmo approfittarne per sponsorizzarlo…

La ricostruzione poetica dell’universo

Il tema del Festival, quest’anno, è “la ricostruzione poetica dell’universo”, quello stesso lavoro di riscrittura del reale cui aspira ogni artista, potremmo dire, il suo tentativo alchemico di rinnovare la nostra visione del mondo con gli strumenti magici che ha a disposizione… si tratti di poesie aristocratiche, di note stonate, cerchi perfetti, mostri antropomorfi o di fuoco divino.

Come nella formula: Igne Natura Renovatur Integra.

Milo Kàroli è scrittore, critico letterario e critico musicale. Co-fondatore, su Fischi di carta, della rubrica dedicata ai racconti, ha progettato il sito web della rivista. È autore di "Typhoon 125 - Genova è bella se vista da lontano".

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